Il diario di Sandy***racconto a puntate

Il diario di Sandy***racconto a puntate

Sono sempre stata una ragazzina timida, a malapena riuscivo a rivolgere un sorriso sfuggente ai ragazzi (che alcuni interpretavano come una smorfia) , possiamo dire che provavo verso di loro puro terrore.

I racconti dell’orrore di mia nonna e le sue avventure con l’altro sesso di certo non aiutavano, anzi alimentavano la mia paura.

Anche con le amicizie non avevo molta fortuna, era una specie di maledizione, si sicuramente avevo addosso una maledizione che non mi permetteva di fare amicizia.

Io sono Sandy, single, 30 anni.

A dire il vero sono single fresca, freschissima, di poche ore, ho finalmente dato il ben servito al mio ex Lucas dopo tredici anni d’inferno. Posso finalmente prendere una boccata d’aria e respirare, anzi mi iscrivo subito in piscina che devo abbandonare il mio corpo alla Professore Matto. Si finalmente si torna in pista! Dopotutto sono ancora giovane e papabile anche se la mia timidezza mi rovina sempre i piani.

Quel pomeriggio uscii di casa per recarmi in piscina, distava circa 20 minuti di camminata dalla casa dei miei genitori quindi presi il mio adorato mp3, cuffie e Litfiba a tutto volume, il mio amato Piero.

Bomba Boomerang canzone dal ritornello irresistile, come non cantare a squarciagola? Impossibile, mi scappa un’acuto e spavento la vecchietta di fronte che mi fissa con aria di disappunto come dire “gioventù bruciata, prima urlano per strada poi si drogano”, fa segno di diniego e poi se ne va.

Però nel fissare la vecchina non mi accorgo della pietra a terra, inciampo e volo rovinosamente a terra davanti agli sguardi divertiti dei babbuini al bar -ehi sai che fa un Panda quando cade? Rooootolaaa- .

Ok Piero non ci siamo, stavolta tu e io l’abbiamo fatta veramente grossa, mi rialzo, picchietto sui pantaloni un pochino impolverati e riprendo il cammino, rossa come un peperone per la figuraccia subita e perchè avrei voluto dire due paroline a quegli idioti babbuini ma non avevo il coraggio.

L’mp3 suonava Toro Loco, la tentazione di cantare era troppo forte ma in memoria del capitombolo appena fatto lasciai perdere.

Imboccai una strada con tante case di nuova costruzione e alla fine, sulla destra un enorme caseggiato bianco a due piani e un forte odore di cloro -ahh ecco la piscina finalmente- esclamai felice.

Il lavoretto che facevo la notte, compagnia ad una signora anziana davvero dolcissima, mi permetteva di togliermi qualche sfizio e la piscina avrebbe giovato sia allo spirito che al corpo, a quel corpo che mi ricopriva fin troppo abbondantemente come un abito di 4 taglie più grande.

Arrivata alla porta in vetro mi misi a tirare ma non si apriva, poi il mio sguardo cadde sul cartello “spingere” e mi accorsi di aver fatto l’ennesima figuraccia, -meno male che non mi ha vista nessuno- dissi tra me e me. Entrai e vidi alla recepion una persona dal volto famigliare, era una conoscente di mio padre, una famiglia rispettata in paese -Ciao, cosa posso fare per te?- mi disse con fare affabile e un accenno di sorriso sul volto, era una signora magra con naso acquilino e grandi occhi verdi, capelli biondo cenere e una tuta da ginnastica molto aderente che le fasciava perfettamente il corpo atletico, avrà avuto una cinquantina d’anni ma se li portava davvero molto bene. Sbirciai sulla scrivania e notai che anche a lei piaceva chattare su facebook, poi le rivolsi uno dei miei più calorosi sorrisi e le dissi -Salve, sono venuta ad iscrivermi, cercavo un’attività di gruppo che faccia bene al cuore e mi faccia dimagrire- le porsi il foglio del medico che diceva che potevo tranquillamente intraprendere attività fisica, non le avrei detto che soffro di epilessia, era una cosa di cui mi vergognavo pensavo che sicuramente non avrebbe capito e mi avrebbe allontanata o trattata in modo diverso, come fanno tutti.

-Si abbiamo il corso che fa per te, se vuoi tra una mezz’ora abbiamo la lezione di prova, posso aggiungerti? L’insegnante è appena arrivato si chiama Maurice- e fece cenno verso un ragazzo molto muscoloso con barba e baffi, una bandana arancione sulla testa e un sorriso a quattro ganasce. -se ti iscrivi al mio corso di hydrobike ti divertirai un mondo e oltretutto butterai giù tutto quel grasso! – non riuscivo a ricambiare il suo sguardo ma annuii abozzando un piccolo sorriso, diventai subito rossa come un peperone, ah la mia timidezza…

Mi riportò sulla terra la voce della signora della piscina – bene, appena arrivano tutte potete andare a cambiarvi, hai tutto il necessario? Costume, scarpette, ciabatte, accappatoio e pantaloncini da cyclette?- guardai un attimo nel borsone per vedere se avevo portato tutto, non le dissi che già sapevo della lezione di prova grazie alle colleghe di mia madre, però non mi mancava nulla.

Nel frattempo che ero immersa nei miei pensieri arrivarono altre ragazze, non conoscevo nessuna, sicuramente alcune erano più grandi di me, altre più piccole. Arrivò l’ora della lezione e ci avviammo verso lo spogliatoio, mi cambiai, misi la mia roba dentro l’armadietto e provai le scarpe -oh no sono una taglia e mezzo più grandi e ora?- una ragazza bionda si avvicinò a me -mettici i calzini appallottolati sulla punta e prova- aveva dei grandi occhi verdi e un viso molto dolce, la sua voce tradiva l’accento sardo, l’avevo vista qualche volta con mia mamma, quando andavo a comprare la verdura al chiosco vicino casa di mia nonna ma non la conoscevo di persona.

-Grazie mille, non ci avevo ehm pensato- sorrisi e mi avviai in fretta e furia verso la piscina dove erano state posate le cyclette per hydrobike, misi i piedi nell’acqua , era un po’ freddina e mi venne subito la pelle d’oca, entrai piano piano col corpo e mi avviai a scegliere la bici, mi ritrovai vicino a quella ragazza bionda di prima – ah comunque io mi chiamo Silvia, piacere di conoscerti- e mi porse la mano, gliela strinsi energicamente, perchè papà diceva sempre che una buona stretta di mano faceva capire che eravamo persone affidabili -Sandy, piacere mio- e sorrisi, in quel momento non mi importava avere la faccia rossa, volevo un’amica con cui confidarmi, mi sentivo molto sola e decisi che Silvia sarebbe diventata la mia amica.

-Bene ragazze, e ragazzo- disse Maurice guardando l’unico ragazzo del gruppo e ridendo, si sistemò la bandana e battè due volte le mani – oggi vi farò sudare come mai in vita vostra- si sedette sulla cyclette e ci spiegò le tre pose da adottare con i diversi ritmi poi fece cenno alla reception di mettere la musica e iniziarono a suonare i Modà, ci fece prima pedalare piano e poi sempre più veloce, mamma mia il mio cuore martellava in petto così forte che temevo fuggisse via, anche le altre ragazze stavano faticando, però vi dirò la verità, mi stavo divertendo parecchio.

Alla fine della lezione avevo l’adrenalina al massimo, mi sentivo piena di energie, andai verso lo spogliatoio e mi feci la doccia.

-Adoro queste lezioni, mi iscrivo per due volte la settimana- la signora della reception mi chiese quale orario preferivo e scelsi il pomeriggio così la mattina potevo riposare. Salutai tutti e mi diressi verso l’uscita -ehi vai a piedi?- mi disse Silvia fissandomi con fare interrogatorio -eh si a piedi…- allora mi prese per un braccio e mi bloccai, non mi piace molto mi si invada lo spazio vitale -allora vieni con me ti accompagno io- e mi trascinò letteralmente verso la sua macchina, una piccola Ka color perla con un piccolo alettone, in quella macchina era tutto piccolo.

Mi ricordo di lei sopratutto per le decorazioni floreali al volante, Silvia era uno spirito libero, siamo state amiche per anni prima di sepraraci definitivamente, ma di questo vi racconterò più avanti.

 

I commenti sono chiusi.